Un’azione contro
Rilancio ed estensione dell’azionariato popolare: dare uno schiaffo in faccia al sistema non ha prezzo.
Un’azione contro il riarmo, per salvare Gff
Rompere l’immobilismo e il boicottaggio con un’azione: un’azione semplice per salvare la fabbrica socialmente integrata e la reindustrializzazione dal basso. Partiamo con un nuovo “reward crowdfunding” (raccolta fondi a ricompensa). Dove la ricompensa è semplice: uno schiaffo in faccia a un intero sistema.
Sono attive due campagne che corrispondono a due metodi diversi per sostenere la reindustrializzazione dal basso.
- Nel caso di Ener2Crowd tutte e tutti coloro che vogliono diventare azioniste/i popolari diretti possono confermare la propria manifestazione di interesse o inviarne una nuova, iscrivendosi alla piattaforma e versando la propria quota di azionariato popolare. In questo modo si diventerà socie e soci diretti della Gff.
- nel secondo caso, si dona invece su Produzioni dal basso una quota – libera e senza limiti, anche se consigliamo simbolicamente di donare la cifra che corrisponde a una “azione” – a un unico soggetto associativo, Arci Nazionale, che poi diventerà a sua volta azionista popolare collettivo in nome di tutte e tutti i donatori. Non si sarà quindi socie e soci diretti, ma parte collettiva di un azionista popolare generale.
Se siamo costretti a questo “sdoppiamento”, a questo rilancio, è perché il boicottaggio contro la reindustrializzazione si è dimostrato ancora più esteso e subdolo di quanto si potesse ipotizzare. Ci hanno fatto perdere altri mesi, in modo grave, vergognoso. E ora il tempo stringe.
La campagna di donazioni è un altro modo per “manifestare” e dimostrare che siamo migliaia. È una vera e propria campagna sociale ed economica contro il riarmo, il black deal, il blocco contro la transizione climatica.
Aiutateci ad essere la vostra flotilla nell’economia: a salpare ad ogni costo e, se necessario, ad andare a sbattere contro il blocco navale.
Siamo quindi, ancora, all’ennesimo determinato, caparbio, necessario rilancio della lotta ex Gkn: il rilancio di un azionariato popolare ancora più esteso per rompere il boicottaggio di un intero sistema. Sia fatto consapevolmente o no, il logoramento nei confronti della lotta ex Gkn è evidente: da un lato l’intervento pubblico che manca o è insufficiente, con il consorzio industriale pubblico che finora non è intervenuto e chissà mai se lo farà e dall’altro fondi di investimento cosiddetti “sociali” e direzioni del mondo cooperativo che stanno alla finestra.
Fanno eccezione alcuni investitori, tra cui Banca Etica, che rimangono attaccati al progetto originario. Ma che di per sé non bastano.
Siamo come un ferito che prova a fermare l’emorragia con le proprie stesse mani. Siamo consapevoli che il tempo gioca da tempo contro di noi. Già un anno fa il piano industriale era compromesso dagli enormi ritardi a cui veniva sottoposto. Oggi la situazione si presenta ancora più difficile.
I nostri avversari hanno usato il tempo e il logoramento: rinvii, dopo rinvii, attese, finte verifiche, finte promesse.
Dopo 4 anni di lotta, 15 mesi senza stipendio e 8 mesi di disoccupazione, tutto potrebbe sembrare perso e contemporaneamente tutto potrebbe sembrare già sufficiente a dire che “in fondo abbiamo vinto”. Le lezioni che si possono trarre da questa lotta sono già enormi, la sua eredità storica non sparirà, il suo esempio parlerà ancora per anni.
E allora perché insistere? Perché questa è ancora una lotta che non possiamo permetterci di perdere e “loro” non possono permettere che vinca. Perché, nata dal “semplice” obiettivo di riaprire la fabbrica, questa resistenza operaia prolungata ha finito per mettere in luce tutti i nodi “sistemici” che oggi ci trascinano verso la catastrofe.
Un sistema economico sempre più parassitario, speculativo, basato su delocalizzazioni, rendita finanziaria e immobiliare, è alla base del processo di deindustrializzazione, abbassamento di salari e diritti, che attraversa la società, in particolare quella italiana ed europea. Hanno provato a incolpare la transizione climatica dei processi di crisi. Ma il re è nudo: la povertà aumenta e la transizione climatica non c’è stata.
E ora, con lo stesso livello di ipocrisia, ci vogliono convincere che il riarmo sia necessario a fermare il declino industriale.
Mentre si dedicavano a consumo del suolo, genocidio e guerra, autoritarismo, razzismo, xenofobia, economia fossile, i circoli finanziari dei nostri paesi sono stati letteralmente surclassati dall’industria cinese in termini di produzione di fotovoltaico e rinnovabili.
E ora, mentre i governi europei teorizzano che sia impossibile recuperare tale gap, sostengono invece che sia possibile e auspicabile la guerra mondiale. E non solo: che questa sia la chiave per la ripresa economica, tanto da investire 800 miliardi di euro nella spesa militare.
Il riarmo è una follia (dis)umana, una truffa economica, una vergogna senza fine se si pensa al livello di sacrifici che l’austerità ha imposto alle nostre scuole, università, ospedali.
Per questo la ex Gkn è un esempio che non si possono permettere. Perché una comunità consapevole, insorta, attraverso la convergenza tra giustizia sociale e climatica mostra che una alternativa sarebbe possibile. Che siamo gli unici ad avere un piano: di lavoro dignitoso, di transizione ecologica, di vita bella.
Noi abbiamo bandito ogni contrapposizione tra giustizia climatica e sociale, siamo la decrescita felice e contemporaneamente la chiave per la crescita armoniosa: per fermare il declino economico, creando lavoro e benessere attraverso il soddisfacimento dei bisogni umani e la transizione climatica.
La catastrofe – sia essa guerra, genocidio, ecocidio, cambiamento del clima – è alle porte e non possiamo combatterla solo con le nostre parole. Abbiamo bisogno di un esempio, da toccare, spiegare, generalizzare.
Per questo insistiamo con il nostro piano di reindustrializzazione. Con una novità: il metodo flotilla: quello che ci ha dimostrato che siamo forti quando mettiamo in mare le nostre navi, costi quel che costi, e senza chiedere il permesso.
Questa nuova campagna è quindi finalizzata a partire, con navi grandi o piccole, con parte del progetto o con tutto. E ogni passo che faremo sarà uno schiaffo contro un intero sistema. Sarà la dimostrazione che siamo tutto e loro non sono niente.
Perchè in fin dei conti se questa campagna riesce, la domanda sarà: a cosa servono “loro”?
Sostienici, parla in giro di questo progetto. Possiamo essere decine di migliaia a comporre un nuovo obiettivo di 2 milioni di euro da sommare agli impegni precedenti.
LINK UTILI E APPROFONDIMENTI
- Compila il form per organizzare un evento a supporto dell’azionariato popolare.
- Consulta tutte le info sul progetto industriale
- Link alla pagina per donare all’azionariato popolare
- Leggi la presentazione della cooperativa e del suo funzionamento
- canale Telegram: https://t.me/infocollettivodifabbricagkn
- gruppo Whatsapp: https://chat.whatsapp.com/Ipv4PkDJQZ0Fv5tATAiyCy
- Newsletter: https://insorgiamo.org/newsletter/
SCARICA I PDF STAMPABILI DEL MANIFESTO E DEI VOLANTINI!
Aiutaci a diffondere la notizia della raccolta fondi ovunque puoi!
🇫🇷 → VERSION FRANÇAISE
Relance et extension de l’actionnariat populaire: Donner une claque au système n’a pas de prix.
Une action contre le réarmement, pour sauver Gff
Briser l’immobilisme et le boycott par une action : une action simple pour sauver l’usine socialement intégrée et la réindustrialisation par le bas. Nous lançons une nouvelle campagne de « reward crowdfunding » (collecte de fonds avec contrepartie). Où la contrepartie est simple : une gifle au visage d’un système tout entier.
Cette campagne ne remplace pas celle lancée sur Ener2Crowd : elle vient s’y ajouter. Ce sont deux choses différentes et deux méthodes différentes pour soutenir la réindustrialisation par le bas. Dans le cas d’Ener2Crowd, toutes celles et tous ceux qui veulent devenir actionnaires populaires directs peuvent confirmer leur manifestation d’intérêt, en s’inscrivant sur la plateforme et en versant leur propre quote-part d’actionnariat populaire. De cette manière, on devient associé·e direct·e de la Gff.
Dans ce second cas, on donne en revanche une contribution – libre et sans limite, même si nous conseillons symboliquement de donner la somme qui correspond à une « action » – à un unique sujet associatif qui deviendra à son tour actionnaire populaire collectif au nom de toutes les donatrices et de tous les donateurs. On ne sera donc pas associé·e direct·e, mais partie prenante collective d’un actionnaire populaire général.
Si nous sommes contraints à ce « dédoublement », à cette relance, c’est parce que le boycott contre la réindustrialisation s’est révélé encore plus étendu et sournois qu’on aurait pu l’imaginer. Ils nous ont fait perdre d’autres mois, de manière grave, honteuse. Et maintenant, le temps presse.
La campagne de dons est une autre manière de « manifester » et de démontrer que nous sommes des milliers. C’est une véritable campagne sociale et économique contre le réarmement, le black deal, le blocage de la transition climatique.
Aidez-nous à être votre flottille dans l’économie: à prendre la mer à tout prix et, si nécessaire, à aller nous écraser contre le blocus naval.
Nous en sommes donc, encore une fois, à l’ultime relance déterminée, obstinée, nécessaire de la lutte de l’ex-Gkn: la relance d’un actionnariat populaire encore plus large pour briser le boycott d’un système entier. Qu’il soit conscient ou non, l’usure envers la lutte de l’ex-Gkn est évidente: d’un côté l’intervention publique qui manque ou est insuffisante, avec le consortium industriel public qui, jusqu’à présent, n’est pas intervenu et nul ne sait s’il le fera un jour, et de l’autre des fonds d’investissement dits « sociaux » et des directions du monde coopératif qui restent à la fenêtre.
Font exception quelques investisseurs, parmi lesquels Banca Etica, qui restent fidèles au projet originel. Mais cela ne suffit pas en soi.
Nous sommes comme un blessé qui tente de stopper l’hémorragie avec ses propres mains. Nous avons conscience que le temps joue depuis longtemps contre nous. Il y a déjà un an, le plan industriel était compromis par les énormes retards qui lui étaient imposés. Aujourd’hui, la situation apparaît encore plus difficile.
Nos adversaires ont utilisé le temps et l’usure: reports, après reports, attentes, fausses vérifications, fausses promesses.
Après 4 ans de lutte, 15 mois sans salaire et 8 mois de chômage, tout pourrait sembler perdu et, en même temps, tout pourrait déjà sembler suffisant pour dire qu’« en fin de compte, nous avons gagné ». Les leçons que l’on peut tirer de ce combat sont déjà immenses, son héritage historique ne disparaîtra pas, son exemple parlera encore pendant des années.
Alors pourquoi insister ? Parce que c’est encore une lutte que nous ne pouvons pas nous permettre de perdre et qu’« ils » ne peuvent pas se permettre de voir gagner. Parce que, née de l’objectif « simple » de rouvrir l’usine, cette résistance ouvrière prolongée a fini par mettre en lumière tous les nœuds « systémiques » qui aujourd’hui nous entraînent vers la catastrophe.
Un système économique toujours plus parasitaire, spéculatif, fondé sur les délocalisations, la rente financière et immobilière, est à la base du processus de désindustrialisation, de baisse des salaires et des droits, qui traverse la société, en particulier en Italie et en Europe. Ils ont tenté de faire porter la responsabilité des crises à la transition climatique. Mais le roi est nu : la pauvreté augmente et la transition climatique n’a pas eu lieu.
Et maintenant, avec le même niveau d’hypocrisie, ils veulent nous convaincre que le réarmement est nécessaire pour stopper le déclin industriel.
Pendant qu’ils se consacraient à l’artificialisation des sols, au génocide et à la guerre, à l’autoritarisme, au racisme, à la xénophobie, à l’économie fossile, les cercles financiers de nos pays ont été littéralement dépassés par l’industrie chinoise en termes de production de photovoltaïque et de renouvelables.
Et maintenant, tandis que les gouvernements européens théorisent qu’il est impossible de combler un tel retard, ils soutiennent en revanche qu’une guerre mondiale est possible et souhaitable. Et non seulement cela : que celle-ci serait la clé de la reprise économique, au point d’investir 800 milliards d’euros dans les dépenses militaires.
Le réarmement est une folie (in)humaine, une escroquerie économique, une honte sans fin si l’on pense au niveau de sacrifices que l’austérité a imposé à nos écoles, universités, hôpitaux.
C’est pour cela que l’ex-Gkn est un exemple qu’ils ne peuvent pas se permettre. Parce qu’une communauté consciente, insurgée, à travers la convergence entre justice sociale et climatique, montre qu’une alternative serait possible. Que nous sommes les seuls à avoir un plan : de travail digne, de transition écologique, de vie décente.
Nous avons banni toute opposition entre justice climatique et justice sociale, nous sommes la décroissance heureuse et, en même temps, la clé d’une croissance harmonieuse : pour arrêter le déclin économique, en créant du travail et du bien-être par la satisfaction des besoins humains et la transition climatique.
La catastrophe – qu’il s’agisse de guerre, de génocide, d’écocide, de changement climatique – est à nos portes et nous ne pouvons pas la combattre seulement avec nos paroles. Nous avons besoin d’un exemple concret, à toucher, à expliquer, à généraliser.
C’est pour cela que nous insistons avec notre plan de réindustrialisation. Avec une nouveauté : la méthode flottille, celle qui nous a montré que nous sommes forts lorsque nous mettons nos navires à l’eau, quoi qu’il en coûte, et sans demander la permission.
Cette nouvelle campagne vise donc à partir, avec de grands ou de petits navires, avec une partie du projet ou avec sa totalité. Et chaque pas que nous ferons sera une gifle contre un système entier. Ce sera la démonstration que nous sommes tout et qu’ils ne sont rien.
Parce qu’en fin de compte, si cette campagne réussit, la question sera : à quoi servent « eux » ?
Soutiens-nous, fais circuler ce message. Nous pouvons être des dizaines de milliers à composer un nouvel objectif de 2 millions d’euros à additionner aux engagements précédents.
🇬🇧 → ENGLISH VERSION
Relaunch and extension of the popular shareholding: giving a slap in the face of the system is priceless.
Share the struggle against rearmament to save GFF
Breaking the stagnation and the boycott with an action: a simple action to save the socially integrated factory and the grassroots reindustrialization. We are setting sail with a new reward crowdfunding, where the reward is simple: a slap in the face of the whole system.
This campaign does not replace the one that was launched on Ener2Crowd: it goes alongside it. They are two different things and two different methods for supporting the grassroots reindustrialization. As far as Ener2Crowd is concerned, all those who wish to become shareholders can confirm their expression of interest, signing up to the platform and taking part by buying their share. In this way, one becomes a direct shareholder of GFF.
This campaign, instead, consists of making a donation to a single association, which in turn will become a collective popular shareholder, on behalf of all the donors. There are no limits on the donations, although we suggest donating, symbolically, the equivalent of one share.
What forces us to double our strategy and launch this campaign, is the boycott of reindustrialization, which turned out to be much more widespread and insidious than one could have imagined. They wasted months, outrageously. And now time is running out. The donation campaign can be fast, immediate, widespread, blunt. It is another way of demonstrating, and demonstrating that there are thousands of us. It is an actual social and economic campaign against rearmament, against the black deal, and against the blockage opposing climate transition.
Help us be your Flotilla in the economy: setting sail, no matter what, hitting the naval blockade if necessary.
Here we are, then, once again, stubbornly pushing the struggle of the ex-GKN forward, because it is necessary: we are launching an even broader popular shareholding, to break an entire system’s boycott. Whether deliberate or not, the attempt to wear out the ex-Gkn’s struggle is obvious. On the one hand, public intervention is absent or insufficient: the public industrial consortium has not yet intervened, and may never do so. On the other hand, the so-called “social” investment funds and the management of cooperatives stand idly by.
Some investors, such as Banca Etica, make an exception by sticking to the original project, but that is not enough.
We are like the wounded trying to stop the bleeding with their own hands. For a long time, time has been our enemy. One year ago, the industrial plan was already compromised by enormous delays, and today the situation looks even harder.
Our opponents have been using time and erosion against us, deferring and deferring, stalling, performing fake validations and making false promises.
After 4 years of struggle, 15 months without a salary, and 8 months of unemployment, all may seem lost. But at the same time, it may all be enough to claim that, “after all, we won”. The lessons we can learn from this struggle are enormous, its historical legacy will not fade away, and its example will speak for years to come.
Then, why insist? Because we cannot afford to lose this fight and “they” cannot afford to let us win. Because it started with the “simple” aim to keep the factory open, but ended up exposing every “systemic” issue that is dragging us towards the catastrophe today.
At the core of the process of deindustrialization and reduction of wages and rights, especially active in the Italian and European societies, is an economic system ever so parasitic and speculative, based solely on delocalization, financial, and real-estate profit. They tried to blame the crisis process on climate transition, but the king is naked: poverty is rising and there is no climate transition.
And now, with the same hypocrisy, they try to convince us that rearmament is necessary to stop the industrial decline.
While they were busy with land consumption, wars, genocide, authoritarianism, racism, xenophobia and fossil economy, the financial circles of our countries were literally outclassed by Chinese industry, in terms of production of photovoltaics and renewable energies.
And while European governments consider this gap unbridgeable, they see a world war as something possible, even desirable. Moreover, they think that it would be the key to an economic recovery, thus investing 800 billion euros in military expenses.
The rearmament is an (in)human folly, an economic scam, an endless shame if you think of the sacrifices that austerity has imposed on our schools, universities, hospitals.
That is why the ex-Gkn is an example they cannot afford. Because an aware community that has risen up through the convergence of social and climate justice struggles shows that an alternative is possible. It shows that we are the only ones with a plan for dignified work, for the climate transition, for a beautiful life.
We have banned every contrast between social and climate justice. We are, at the same time, “happy degrowth” and the key to a balanced growth, to stop the economic decline, creating jobs and well-being through the fulfillment of human needs and climate transition.
The catastrophe is at the doorstep – be it war, genocide, ecocide, climate change – and we cannot limit ourselves at fighting it with words. We need an example that is tangible, explainable, generalizable.
That is why we insist on our reindustrialization plan. And we do it with an innovation: the Flotilla method. The Flotilla has shown us how strong we are when we put our ships in the sea, whatever it takes, without asking for permission.
Therefore, this new campaign will set sail with big or small ships, with part of the project or with its entirety. And every step we take will be a slap in the face of an entire system. It will be the demonstration that we are everything while they are nothing.
After all, if this campaign succeeds, the question will be: what are they for?
Support us, spread this message. Tens of thousands of us can reach a new target of 2 million euros, to be added to previous commitments.
🇪🇸 → VERSIÓN EN ESPAÑOL
Relanzamiento y extensión del accionariado popular: dar una bofetada al sistema no tiene precio.
Una acción contra el rearme, para salvar Gff
Romper el inmovilismo y el boicot con una acción: una acción sencilla para salvar la fábrica socialmente integrada y la reindustrialización desde abajo. Comenzamos con un nuevo «reward crowdfunding» (recaudación de fondos a cambio de recompensas). Donde la recompensa es sencilla: una bofetada en la cara a todo un sistema.
Esta campaña no sustituye a la iniciada en Ener2Crowd, sino que la complementa. Son dos cosas diferentes y dos métodos distintos para apoyar la reindustrialización desde abajo. En el caso de Ener2Crowd, todas las personas que deseen convertirse en accionistas populares directos pueden confirmar su interés inscribiéndose en la plataforma y abonando su cuota de accionariado popular. De este modo, se convertirán en socios directos de Gff.
En este segundo caso, se dona una cuota libre y sin límites – aunque recomendamos simbólicamente donar la cifra que corresponde a una «acción» – a una única entidad asociativa que, a su vez, se convertirá en accionista popular colectivo en nombre de todos los donantes. Por lo tanto, no se será socio directo, sino parte colectiva de un accionista popular general.
Si nos vemos obligados a este «desdoblamiento», a este relanzamiento, es porque el boicot contra la reindustrialización ha resultado ser aún más amplio y sutil de lo que se podía suponer. Nos han hecho perder otros meses, de forma grave y vergonzosa. Y ahora el tiempo apremia. La campaña de donaciones puede ser rápida, inmediata, amplia y contundente. Es otra forma de «manifestarnos» y demostrar que somos miles. Es una auténtica campaña social y económica contra el rearme, el black deal y el bloqueo de la transición climática.
Ayúdenos a ser su flotilla en la economía: a zarpar a toda costa y, si es necesario, a chocar contra el bloqueo naval.
Por lo tanto, nos encontramos, una vez más, ante el enésimo, decidido, obstinado y necesario relanzamiento de la lucha ex Gkn: el relanzamiento de un accionariado popular aún más amplio para romper el boicot de todo un sistema. Ya sea de forma consciente o no, el desgaste de la lucha ex Gkn es evidente: por un lado, la intervención pública es inexistente o insuficiente, con el consorcio industrial público que hasta ahora no ha intervenido y quién sabe si lo hará, y por otro lado, los fondos de inversión denominados «sociales» y las direcciones del mundo cooperativo que se mantienen al margen.
Hay algunas excepciones, como Banca Etica, que siguen fieles al proyecto original. Pero eso no es suficiente.
Somos como un herido que intenta detener la hemorragia con sus propias manos. Somos conscientes de que el tiempo juega desde hace tiempo en nuestra contra. Hace ya un año, el plan industrial se vio comprometido por los enormes retrasos a los que se vio sometido. Hoy, la situación es aún más difícil.
Nuestros adversarios han utilizado el tiempo y el desgaste: aplazamientos, más aplazamientos, esperas, falsas verificaciones, falsas promesas.
Después de cuatro años de lucha, quince meses sin salario y ocho meses de desempleo, todo podría parecer perdido y, al mismo tiempo, todo podría parecer suficiente para decir que «al fin y al cabo, hemos ganado». Las lecciones que se pueden extraer de esta lucha ya son enormes, su legado histórico no desaparecerá, su ejemplo seguirá hablando durante años.
Entonces, ¿por qué insistir? Porque esta es una lucha que no podemos permitirnos perder y «ellos» no pueden permitirse que ganemos. Porque, nacida del «simple» objetivo de reabrir la fábrica, esta prolongada resistencia obrera ha acabado por poner de manifiesto todos los nudos «sistémicos» que hoy nos arrastran hacia la catástrofe.
Un sistema económico cada vez más parasitario y especulativo, basado en la deslocalización y en las rentas financieras e inmobiliarias, es la base del proceso de desindustrialización y reducción de salarios y derechos que atraviesa la sociedad, en particular la italiana y la europea. Han intentado culpar a la transición climática de los procesos de crisis. Pero el rey está desnudo: la pobreza aumenta y la transición climática no se ha producido.
Y ahora, con el mismo nivel de hipocresía, quieren convencernos de que el rearme es necesario para detener el declive industrial.
Mientras se dedicaban al consumo del suelo, al genocidio y la guerra, al autoritarismo, al racismo, a la xenofobia y a la economía fósil, los círculos financieros de nuestros países han sido literalmente superados por la industria china en términos de producción de energía fotovoltaica y renovables.
Y ahora, mientras los gobiernos europeos teorizan que es imposible recuperar esa brecha, sostienen que la guerra mundial es posible y deseable. Y no solo eso: que es la clave para la recuperación económica, hasta el punto de invertir 800 000 millones de euros en gasto militar.
El rearme es una locura (in)humana, un fraude económico, una vergüenza sin fin si pensamos en el nivel de sacrificios que la austeridad ha impuesto a nuestras escuelas, universidades y hospitales.
Por eso, la ex Gkn es un ejemplo que no se puede permitir. Porque una comunidad consciente, insurgente, a través de la convergencia entre la justicia social y climática, muestra que una alternativa sería posible. Que somos los únicos que tenemos un plan: de trabajo digno, de transición ecológica, de vida hermosa.
Hemos desterrado cualquier contraposición entre justicia climática y social, somos el decrecimiento feliz y, al mismo tiempo, la clave para un crecimiento armonioso: para detener el declive económico, creando empleo y bienvivir a través de la satisfacción de las necesidades humanas y la transición climática.
La catástrofe —ya sea guerra, genocidio, ecocidio o cambio climático— está a las puertas y no podemos combatirla solo con nuestras palabras. Necesitamos un ejemplo, que podamos tocar, explicar y generalizar.
Por eso insistimos en nuestro plan de reindustrialización. Con una novedad: el método flotilla, que nos ha demostrado que somos fuertes cuando botamos nuestros barcos, cueste lo que cueste y sin pedir permiso.
Esta nueva campaña tiene como objetivo partir, con barcos grandes o pequeños, con parte del proyecto o con todo. Y cada paso que demos será una bofetada contra todo un sistema. Será la demostración de que nosotros lo somos todo y ellos no son nada.
Porque, al fin y al cabo, si esta campaña tiene éxito, la pregunta será: ¿para qué sirven «ellos»?
Apóyanos, difunde este mensaje. Podemos ser decenas de miles los que alcancemos un nuevo objetivo de 2 millones de euros que se sumarán a los compromisos anteriores.
#INSORGIAMO
