AGGIORNAMENTO: DOCUMENTO APPROVATO IL 12 LUGLIO 2026 DAL'ASSEMBLEA GENERALE

Convergere, salpare e insorgere

Il rischio è alto, ma non c’è più tempo: salpiamo

  1. L’assemblea del 12 luglio approva l’avvio della direttrice cargobike del piano industriale della cooperativa GFF, con la conseguente individuazione di una sede idonea all’avvio della produzione.
  2. Dà quindi mandato affinché i fondi raccolti prima su Ener2Crowd e poi su Produzioni dal Basso vengano prelevati e trasformati in adesioni delle socie e dei soci finanziatori della cooperativa.
  3. Si tratta di un passaggio importante, delicato, carico di potenziali rischi, ma ormai non più rinviabile.
  4. Nasce così, a tutti gli effetti, l’Assemblea delle socie e dei soci finanziatori (che chiameremo Assemblea dell’azionariato popolare), con diritto di discussione e di voto sul futuro della cooperativa GFF.
  5. Sta a noi fare in modo che questo processo non si riduca a una delega passiva o a un rapporto di natura meramente economica. Questo passaggio dovrà essere l’embrione di una fabbrica socialmente integrata e il motore di un mutualismo permanente e conflittuale. Altrimenti, non sarà nulla.
  6. In poche parole, non salpiamo con il mercato, ma contro il mercato. Salpiamo per costruire un nuovo conflitto con il capitale e con i suoi meccanismi, nella consapevolezza che, quanto più crescerà l’equipaggio nella produzione, tanto più dovranno crescere gli equipaggi sociali: quelli impegnati nella lotta per la riconversione ecologica e contro l’economia del riarmo.
  7. Il passaggio cooperativistico è soltanto una delle tappe di questi cinque anni di lotta. È uno degli strumenti di cui una lotta operaia ha dovuto dotarsi in un corpo a corpo interminabile con un capitale che fugge, delocalizza, ricatta, specula e aggira ogni vincolo. Siamo pienamente dentro la tradizione delle lotte argentine e brasiliane, e dei movimenti che hanno fatto propria la parola d’ordine: «occupare, resistere, produrre».
  8. Il piano industriale non avrebbe dovuto partire così, né con un ritardo tanto grave. Nell’ottobre 2024 avevamo dato un mese di tempo alla politica perché impedisse che il piano marcisse. Non hanno mosso un dito. Al contrario, la vicenda del Consorzio Industriale Pubblico si è trasformata in un vero e proprio paradosso.
  9. Il piano che oggi ci accingiamo ad avviare ha attraversato una quantità enorme di rielaborazioni, spesso faticosissime, fino a essere praticamente ribaltato. Saremo costretti a partire dalla fine per poter tornare all’inizio.
  10. La reindustrializzazione dal basso era nata per togliere ogni alibi a chi sosteneva che esistesse una «fabbrica senza piano industriale». Ben presto è diventato evidente il contrario: avevamo un piano industriale senza più una fabbrica. La fabbrica era stata trasformata in un complesso immobiliare.
  11. Non siamo stati licenziati e di conseguenza abbiamo lasciato dietro di noi una fabbrica vuota. Siamo stati licenziati per svuotare la fabbrica. Quello che per noi è un vuoto, per il capitale rappresenta la possibilità di riempire fino in fondo la propria natura speculativa.
  12. Per riaprire la fabbrica avevamo elaborato un piano che partiva dalla linea industriale dei pannelli fotovoltaici e sviluppava attorno ad essa le altre attività: installazione, riciclo e cargobike. Le cargobike avrebbero dovuto rappresentare il settore più piccolo del progetto.
  13. Oggi, invece, siamo costretti a percorrere la strada opposta: prima le cargobike, poi, forse, l’installazione, quindi il riciclo e, infine, la linea industriale di produzione. Non è la stessa cosa e non sarà né facile né scontato.

L’assenza di intervento pubblico

  1. Fin dal 2022 e, con ancora maggiore precisione, nel 2023, abbiamo avanzato l’ipotesi di trovarci di fronte a un’operazione immobiliare. I fatti ci hanno dato ragione in ogni dettaglio
  2. A oggi la situazione può essere riassunta così: QF (ex GKN) è in liquidazione; ha venduto l’immobile a TI e SIT (Toscana Industry e Sviluppo Immobiliare Toscana), che nel frattempo hanno assunto anche i debiti di QF. A loro volta, TI e SIT sono state capitalizzate da Idea Group, altro soggetto immobiliare che, nel corso degli anni, ha spesso operato insieme ai grandi fondi della finanza immobiliare.
  3. QF, TI, SIT e Idea Group sono società formalmente distinte, ma evidentemente correlate, come esse stesse hanno dichiarato. Si tratta, di fatto, della medesima operazione articolata su soggetti diversi. Dietro TI e SIT, inoltre, compare come finanziatrice dell’investimento una società fiduciaria, Fiditalia, che a sua volta scherma altri soggetti. In cima alla piramide potrebbe esserci chiunque: ancora GKN, Melrose, Borgomeo oppure altri attori industriali o finanziari. L’unica certezza è che chi mette i capitali sente il bisogno di nascondersi.
  4. Sulla fabbrica non è mai stato presentato un reale piano industriale, almeno dal 2017. E questo non è un caso. La dismissione dell’automotive, la finanziarizzazione dell’economia, la speculazione immobiliare e il modello dei capannoni “apri e chiudi” rappresentano tendenze profonde del capitalismo contemporaneo, ben precedenti alla nostra vertenza.
  5. Il capitale fugge sistematicamente da ogni forma di controllo democratico e di giustizia sociale. Di fronte a tutto questo, le istituzioni nazionali hanno mostrato un sostanziale disinteresse; quelle locali hanno preferito assumere il ruolo delle sprovvedute o delle inadeguate. Prima hanno rallentato la nascita del Consorzio Industriale Pubblico, poi lo hanno trasformato in uno strumento di rinvio permanente, replicando, di fatto, la stessa logica con cui il capitale ha preso tempo per anni.
  6. A questo si aggiunge un altro elemento. Salvo importanti eccezioni, come ARCI e Banca Etica, sono mancati anche mondi formalmente “alternativi”. Ad esempio sul terreno del sostegno al piano industriale i mondi della cosiddetta finanza ESG e parte della dirigenza del movimento cooperativo hanno finito per entrare nella dinamica del logoramento e del rinvio.
  7. Lo diciamo perché riteniamo doveroso rappresentare con chiarezza lo stato delle cose. Oggi questo passaggio si regge, nella sostanza, quasi esclusivamente sulla comunità che saremo capaci di costruire. E ogni passo in avanti che riusciremo a compiere costituirà una provocazione nei confronti dell’intero sistema, perché porrà una domanda semplice e inevitabile: se noi riusciamo a farlo da soli, allora a cosa servono loro?
  8. Rimane aperta una domanda: quale grado di complicità hanno avuto i diversi mondi coinvolti in ciò che è accaduto? Una complicità diretta o indiretta? Consapevole o inconsapevole? Qualunque sia la risposta, resta un dato politico: si sono attivati meccanismi di conservazione che hanno finito per coagularsi contro di noi e che hanno provato a calcolare ogni variabile. L’unica che non avevano previsto era questa: che, dopo cinque anni, saremmo stati ancora qui. E che ora saremo noi a provare a sgomberare “loro”.

Vi veniamo a sgomberare noi?

  1. Confermiamo che:
    1. Qualunque forma assuma, la lotta per riaprire la ex GKN continuerà. Così come continuerà la battaglia affinché a ogni ex lavoratrice e a ogni ex lavoratore GKN venga corrisposto tutto quanto dovuto, compresi i necessari risarcimenti morali e professionali.
    2. L’idea della fabbrica socialmente integrata non rappresenta una soluzione contingente, ma un progetto di organizzazione sociale capace di contrapporre una forza di classe e di comunità alle crisi aziendali e alla natura sempre più estrattiva e speculativa del capitale.
    3. Il Collettivo di Fabbrica continuerà a essere il depositario della memoria, dell’autorevolezza e del patrimonio politico costruito in questi cinque anni di lotta. La Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo sarà lo strumento attraverso il quale continueremo a organizzare la rete solidale e il mutualismo conflittuale.
    4. Il presidio operaio diventerà sempre più un presidio sociale diffuso, sia attraverso la prosecuzione delle forme di presidio esistenti, sia vivendo e animando spazi sociali nella città, destinati a diventare vere e proprie case del mutualismo conflittuale.
    5. Il polo della cultura working class si farà. Lavoreremo affinché possa avere quanto prima una prima sede, anche provvisoria.
    6. Manterremo tutte le iniziative e le scadenze di lotta che hanno caratterizzato questi anni — dal 31 dicembre al Festival di Letteratura Working Class, da Ti ricordi quel 9 luglio alle altre ricorrenze — senza escludere nuove mobilitazioni e nuovi momenti di lotta.
    7. Fuori dalla mobilitazione non c’è salvezza. Fuori dalla convergenza non c’è progetto. Ci impegneremo a ricostruire convergenze che si sono indebolite, a crearne di nuove e a sperimentare nuovi spazi, nuove pratiche e nuove forme della convergenza.
    8. Per recuperare il tempo perduto nella reindustrializzazione, ma anche per sviluppare un nuovo ambito della nostra progettualità, la SOMS promuoverà quella che definiamo reindustrializzazione alimentare: ristoro, emporio, birreria e pizzeria popolare e mutualistica nei luoghi della città che individueremo. L’obiettivo sarà farne uno strumento di convergenza con le reti contadine e con le realtà di lotta.
    9. Stringeremo patti di mutuo soccorso con tutte le realtà che lo vorranno, per condividere strumenti, competenze, una mappatura comune e la volontà organizzativa di estendere il mutualismo conflittuale, a partire da quelle che abbiamo definito “realtà sorelle”
    10. Proporremo alle azioniste e agli azionisti popolari di destinare gli interessi maturati sull’azionariato alla costruzione di un motore permanente di mutualismo.
    11. Continueremo a sentirci equipaggi di terra permanenti, al fianco e insieme a chi presidia e attraversa il Mediterraneo, sia navigando verso Gaza sia salvando vite in mare.
    12. Riteniamo decisiva la convergenza eco-sociale e la necessità di una riflessione matura su come il movimento operaio e quello climatico possano contrastare la catastrofe climatica senza essere risucchiati né in operazioni di piccolo cabotaggio né nel ruolo di semplici forze d’opinione.
    13. La campagna per la reindustrializzazione ecologica è alternativa e incompatibile con qualsiasi ipotesi di riarmo. Essa nasce anche dalla convinzione che il movimento contro la guerra non possa limitarsi alla testimonianza, ma debba diventare sempre più capace di praticare il boicottaggio e il conflitto contro la logistica di guerra. È infatti impossibile fermare nella logistica una tendenza che si afferma nella produzione: prima o poi, la logistica troverà il modo di movimentare ciò che viene prodotto.
    14. Che la Palestina sia presente in ogni lotta e che ogni lotta sia anche per la Palestina. Il nostro impegno internazionalista, al fianco della resistenza palestinese e di tutti i popoli oppressi, dovrà continuare ad attraversare ogni nostro progetto
    15. Tutto questo potrà esistere anche senza la reindustrializzazione della GFF. Dobbiamo però essere consapevoli che un suo fallimento avrebbe inevitabilmente conseguenze negative. Per questo apriamo una ricerca di competenze, disponibilità lavorative e professionalità solidali all’interno di tutta la nostra rete.
    16. Non abbiamo mai promesso la vittoria, perché la vittoria non dipende soltanto da noi. Abbiamo però promesso che non ci sarebbero stati resa né rassegnazione, e che saremmo andati avanti «fino a che ce ne sarà». Rinnoviamo oggi quell’impegno. E, se dovessimo fallire, falliremo meglio.

Convergere, salpare, insorgere: 11 e 12 luglio a Campi Bisenzio

📍 11 luglio, dalle ore 20.00
Presidio ex GKN, Campi Bisenzio (FI), Via Fratelli Cervi 1

📍 12 luglio, dalle ore 10.00
Parco di Villa Montalvo, Campi Bisenzio (FI)

Il quinto anniversario della lotta GKN si avvicina: iscriviti a questo form per prenotarti e aiutarci a organizzare al meglio l’evento:
https://forms.gle/pTr2j66KX9zr1ANNA 

Sabato 11 luglio – dalle ore 20.00 – presidio ex GKN

Concerto con:
Murubutu & Moon Jazz Band
Assalti Frontali & Kiki
Giorgio Canali & Rossofuoco
Lucio Leoni
Reading di Pierpaolo Capovilla

Al termine del concerto: corteo notturno
Notte tra l’11 e il 12 luglio: tendata

 

📍 Presidio ex-GKN

🤝🏼Per autorganizzarsi con passaggi e ospitalità diffusa iscriviti a questo gruppo Telegram, strumento di mutuo aiuto. ISCRIVITI QUI!

Domenica 12 luglio – ore 10.00–15.30 – Villa Montalvo, Campi Bisenzio

Assemblea: ciò che il capitale distrugge, il movimento crea
Assemblea generale di convergenza, dell’azionariato popolare, della rete solidale e della Soms Insorgiamo.

Eccoci qua: siamo agli ultimi giorni della campagna di azionariato popolare e vicini al quinto anniversario di lotta.

Sono più di 1800 giorni di presidio permanente. In questi cinque anni abbiamo avuto tante volte la sensazione di avere contro tutto e tutti. Forse perché questo esempio di lotta scompagina tutti i loro calcoli.

Scompagina non solo il ricatto dell’economia di guerra, ma anche il modo burocratico e routinario con cui vengono affrontate le crisi industriali. Forse scompagina perfino il modo in cui normalmente si fa politica e informazione.

Siamo oggi alla svolta più difficile. Il logoramento a cui siamo stati sottoposti non è più sostenibile: 15 mesi senza stipendio e, a oggi, 15 mesi di disoccupazione.

Il nostro piano industriale è stato lasciato marcire dall’immobilismo istituzionale, producendo un danno enorme: uno spreco di energie, proposte e risorse.

Quello che è avvenuto è la negazione stessa della politica: 12 cortei, 5 anni di lotta, 2 leggi, la nascita di un consorzio industriale pubblico valgono, per l’attuale politica istituzionale, meno della combinazione tra un fondo finanziario e un piccolo soggetto immobiliare.

Diciamocela tutta: non è impotenza e non è incompetenza. È complicità. Perché evidentemente l’intero sistema non può permettersi la vittoria di un esempio come il nostro, che inevitabilmente sarebbe contagioso. Tanto più che il capitale si muove sempre di più verso speculazione, riarmo e genocidio.

Ancora una volta, però, abbiamo deciso di non arrenderci e di reimpostare il piano. Abbiamo fatto ripartire l’azionariato popolare e chiesto alla nostra rete solidale di attivare due strumenti come Ener2Crowd e Produzioni dal Basso.

Mentre scriviamo siamo arrivati a 1800 soggetti aderenti (persone fisiche ma anche associazioni), per un totale di oltre un milione di euro sommando le due campagne.

Dobbiamo decidere insieme se infine usarla, questa forza: se salpare; se farlo con una zattera, con una barca o con una flotta; e poter annunciare che dalle competenze operaie e solidali in convergenza può nascere una classe dirigente dal basso.

Cosa rimane da fare, per voi e per noi?

– Rilanciare la campagna in questi ultimi giorni, con tutti i mezzi possibili. Trovate sui nostri profili social e su insorgiamo.org tutte le ultime assemblee e attività.
– Raggiungerci l’11 luglio davanti alla fabbrica.
– Partecipare al concerto anniversario dell’11 luglio, con a seguire corteo notturno e tendata di protesta.
– Discutere con noi delle scelte da fare nell’assemblea popolare del 12 luglio: ciò che il capitale distrugge, il movimento crea.
– Compilare il form di partecipazione per aiutarci a organizzare tutto al meglio.

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟐 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨

1. L’assemblea del 12 luglio (domenica h 10.00 a Villa Montalvo – Campi Bisenzio), sarà innanzitutto l’assemblea della nostra rete solidale, della Soms Insorgiamo e dell’azionariato popolare. Ma la partecipazione è aperta anche a realtà sociali, sindacali, politiche, istituzionali e territoriali che vogliano confrontarsi con questa esperienza.

2. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨. Che una lotta sia disposta a mettere a nudo e in pubblico le proprie decisioni, socializzando riflessioni, problematiche e contraddizioni, non è affatto scontato. Che la nostra discussione sia aperta è noto. Non insisteremo oltre. Se qualcuno si ritiene troppo “grande”, radicale o superiore per questo dibattito, fa bene a rimanere assente. Non chiediamo partecipazione per prestigio o per numero. Per chi parteciperà, invece, la domanda che socializziamo da sempre rimane la stessa: cosa avrebbe dovuto fare di diverso, e cosa dovrebbe fare oggi, una lotta operaia lunga 1800 giorni?

3. 𝐈𝐥 𝟑𝟎 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮 𝐄𝐧𝐞𝐫𝟐𝐂𝐫𝐨𝐰𝐝: 𝟗𝟖𝟑.𝟎𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨. 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐬𝐮 𝐏𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝟏𝟔𝟔.𝟎𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨.

4. È un dato politico, non economico. Un milione di euro da 2000 soggetti diversi: né benefattori, né investitori, ma lavoratrici e lavoratori, attiviste e attivisti, associazioni, realtà organizzate, semplici sostenitori. 𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝟐 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 che 5 anni di lotta ex Gkn non possono finire nel nulla e che costruire un’alternativa concreta è necessario.

5. E la campagna non a caso si chiama “𝐔𝐧’𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐚𝐫𝐦𝐨”. Perché intende:
– dimostrare concretamente la possibilità di una riconversione ecologica per smentire la menzogna economica della riconversione bellica
– creare un precedente diverso a fronte di decenni di delocalizzazioni, fabbriche chiuse e licenziamenti che finiscono sempre nello stesso modo
– affermare come il movimento contro il riarmo non può limitarsi al terreno della logistica o del puro movimento d’opinione. Deve sapere indicare anche l’alternativa nella produzione.

6. Questo vasto appoggio crediamo sia stato costruito con la nostra capacità di scompaginare, ogni volta, i calcoli della controparte, di trovare la via per resistere un giorno in più ogni giorno. Ma questa caratteristica è anche quella che ci rende “fastidiosi” nei confronti di tutto ciò che è conservazione dello status quo, a destra come a sinistra, nell’economia come nella politica.

7. Sopra ogni altra cosa, il sistema riposa sull’inerzia del “non si può fare altro”. Ogni nostro passo avanti inverte la domanda: “Se l’abbiamo fatto noi, a mani nude, quanto altro poteva fare chi poteva fare ben altro?”.

8. Eppure non abbiamo inventato nulla. Rifiutiamo la lettura di una “specificità” della ex Gkn. La lotta sindacale ha i propri strumenti, lo sciopero e i picchetti ad esempio, quando si tratta di strappare contratti, salario, contestare i ritmi di produzione o bloccare le merci.

8. Noi abbiamo dovuto, invece, lottare contro un capitale che le merci e la produzione ce le ha tolte, con licenziamenti e delocalizzazione. Lottare cioè contro quel movimento, tipico e inesorabile del capitale, quando fugge lasciando dietro di sé vuoto, deserto industriale, menzogne e ricatto, per spostarsi verso maggiori tassi di sfruttamento e maggiori livelli di speculazione.

9. La traiettoria e i metodi della nostra lotta sono quindi quella che la lotta operaia e sindacale ha già assunto in altri contesti e in circostanze simili. Si pensi al Sud America, alla Viome in Grecia o a esempi del nostro passato come le Officine Reggiane.

10. Questo non significa che non abbiamo sbagliato nulla o che tutto fosse già scritto. Significa semplicemente che chiunque entri nel merito di questa nostra vicenda, deve rispondere alla domanda: come si contrasta concretamente questo movimento del capitale di ricatto dei territori e del lavoro? Come si impedisce che la sola prospettiva rimasta sembri quella della resa o della riconversione bellica?

11. Le caratteristiche della nostra lotta, poi, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐢𝐩𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚, 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞. Tutto ciò che abbiamo messo in campo non è stato per vezzo o scelta ideologica, ma per resistere nel tempo a chi ci logora con il tempo.

12. Per questo ogni rinvio, ogni esitazione, ogni promessa non mantenuta ha finito per rafforzare, volontariamente o meno, la strategia della controparte. Vale per le istituzioni, per il consorzio industriale pubblico, per le giunte comunali balbettanti o silenti. Vale anche per quella parte della finanza ESG e del movimento cooperativo che ha impegnato il nostro tempo, salvo poi defilarsi (e in che modo, lasciamo stare).

13. Resistendo nel tempo e al tempo, la lotta ha posto quindi 2 domande decisive: se è la comunità la forza che difende 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞? Ne è nata la convinzione della necessità di produrre per la riconversione ecologica.

14. La seconda domanda è questa: se il grande capitale privato si muove inesorabilmente verso una economia speculativa, morta e di morte, quale forza alternativa può riaprire la fabbrica? La risposta più scontata, e in fondo corretta, sarebbe: il capitale pubblico. Ma il capitale pubblico nella sua forma statale è oggi in mano al capitale privato stesso: per rapporti di forza politici, sociali, per la propria stessa natura.

15. La forza sociale che può rimetterci in movimento è quindi “comunitaria”. Non si sostituisce al capitale pubblico, ma toglie alibi al suo immobilismo. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐫𝐢𝐜𝐚.

16. Ma se è la struttura sociale che ha difeso la fabbrica (mutualismo territoriale + componente operaia + solidarietà estesa + competenze pubbliche e solidali + cooperativismo radicale) a essere quella che potrebbe farla ripartire, ciò che ne nascerebbe sarebbe quella che abbiamo chiamato “una fabbrica socialmente integrata”.

17. E non a caso questa struttura sociale è in grado di concepire e percepire l’urgenza della riconversione ecologica radicale. Perché la riconversione ecologica non è un fatto tecnico, ma sociale. Non è “solo” una tecnologia nuova ma la rottura della società vecchia.

18. Per questo siamo arrivati a un passaggio decisivo. L’unico modo per continuare questa lotta è rompere l’attesa. Anche solo un primo pezzo del nostro piano industriale deve iniziare a vivere, qui e ora. Sarà più difficile di quanto immaginassimo. Sarà diverso da come lo avevamo pensato. Ma ogni rottura dell’attesa, seppur piccolo, metterà sotto accusa forze molto più grandi.

19. Abbiamo chiamato questo approccio metodo Flotilla: una Flotilla nell’economia contro il blocco che impedisce una politica industriale pubblica ed ecologica. Come una Flotilla non sostituisce la resistenza di un popolo, ma ne è uno degli strumenti, così la nostra proposta non sostituisce la battaglia politica e sindacale. Come una Flotilla è pubblica senza essere statale, così la nostra iniziativa è comunitaria. Come una Flotilla salpa con la consapevolezza che andrà a sbattere contro un blocco, così sappiamo che andremo a sbattere contro l’intero sistema. E, come la Flotilla, possiamo decidere di salpare con una nave o con tante barche.

20. Per questo proporremo di prelevare il milione raccolto per attivare la cooperativa, anche solo con una piccola direttrice del piano industriale. È una scelta delicata, rischiosa e inevitabile. Non è un punto d’arrivo, ma una nuova tappa. Per riuscirci serviranno molti equipaggi, nella tecnica, nella politica, nel mutualismo, competenze diverse, responsabilità condivise e nuove convergenze. E se non riusciremo, avremo comunque fallito meglio.

Converge, Set Sail, Rise Up: July 11–12 in Campi Bisenzio (ENGLISH VERSION)

📍 July 11, from 8:00 PM – former GKN plant, Campi Bisenzio (Florence), Via Fratelli Cervi 1
📍 July 12, from 10:00 AM – Villa Montalvo Park, Campi Bisenzio (Florence)

The fifth anniversary of the GKN struggle is approaching: register through this form to reserve your place and help us organize the event as best as possible:

https://forms.gle/pTr2j66KX9zr1ANNA 

Saturday, July 11 – from 8:00 PM – former GKN plant

Concert featuring:

Murubutu & Moon Jazz Band
Assalti Frontali & Kiki
Giorgio Canali & Rossofuoco
Lucio Leoni
Reading by Pierpaolo Capovilla

After the concert: night march

Night between July 11 and July 12: protest camp

Sunday, July 12 – 10:00 AM–3:30 PM – Villa Montalvo, Campi Bisenzio

Assembly: What Capital Destroys, the Movement Creates

General assembly of convergence, the popular shareholding campaign, the solidarity network and Soms Insorgiamo.

Here we are: in the final days of the popular shareholding campaign and approaching the fifth anniversary of our struggle.

More than 1,800 days of permanent picket.

Over these five years, many times we have felt as if we stood against everything and everyone. Perhaps because this example of struggle disrupts all their calculations.

It disrupts not only the blackmail of the war economy, but also the bureaucratic routines through which industrial crises are usually managed. Perhaps it even disrupts the normal way politics and information are produced.

Today we are facing the hardest turning point.

The exhaustion imposed upon us is no longer sustainable: 15 months without wages and, as of today, 15 months of unemployment.

Our industrial plan has been left to rot through institutional inertia, causing enormous damage: a waste of energy, proposals and resources.

What has happened is the very negation of politics itself: 12 demonstrations, 5 years of struggle, 2 laws, the creation of a public industrial consortium — all of this counts, for institutional politics today, less than the combined weight of a financial fund and a small real-estate actor.

Let us be clear: this is not powerlessness and it is not incompetence.

It is complicity.

Because evidently the system cannot allow an example like ours to win — because such a victory would inevitably become contagious.

Especially now that capital increasingly moves toward speculation, rearmament and genocide.

Yet once again we decided not to surrender and to reset the plan.

We relaunched the popular shareholding campaign and asked our solidarity network to activate two instruments: Ener2Crowd and Produzioni dal Basso.

As we write, we have reached 1,800 participating entities (individuals as well as associations), for a total exceeding one million euros across both campaigns.

Now we must decide together whether to finally use this strength.

Whether to set sail.

Whether to do it with a raft, with a boat, or with a fleet.

And whether to announce that from workers’ knowledge and solidarity in convergence, a grassroots leadership can emerge.

What remains to be done — for you and for us?

– Spread the campaign during these final days, through every possible means. You can find all assemblies and activities on our social media and on insorgiamo.org.
– Join us on July 11 in front of the factory.
– Take part in the anniversary concert on July 11, followed by the night march and protest camp.
– Discuss with us the choices ahead at the popular assembly on July 12: What Capital Destroys, the Movement Creates.
– Fill in the participation form to help us organize everything as effectively as possible.